Il fiato di polvere dell'arizona ci ha fatto cadere i capelli sulle spalle, e corre davanti alle bocche chiuse di parrocchie deserte. In strada si agitano lenzuola come se un vento virile creasse scompiglio tra femmine profumate e pure, ma il litigio dei panni spaventa solo i malfamati piccioni del vico. Penso allora alle strade sinistre di Parigi, al suo broncio di ballerina ubriaca, di una grazia maldestra e maledettamente bella. Perche' inseguo bellezze lontane? perche' un palmo non basta a colmare l'ampio iato del desiderio, della voglia di conoscere? Siamo in cerchio, tutti equidistanti dal centro, dal fuoco, eppure vogliamo percorrere egualmente il perimetro, per vedere cosa si vede, uscendo da altri metro', col potere bianco di altre spume di birra. Ma magari cambiano solo i nomi. La follia multiforme, la treccia di persone lungo le citta' e' la stessa. Andare in cerca della diversita' e' un modo come un altro per sentirsi uniti, per far parte di qualcosa che ci sovrasta, per trovare l'Uomo. Il viaggio ci appartiene nell'animo, e' la metafora pura, il senso figurato dell'esistenza..andare, coi piedi gonfi su strade disagiate con pochi oggetti cuciti dietro, a sentire la precarieta' del tutto, la perfezione del divenire.












