Lungo il lato di cera del fondo, scivolammo. Troppo poco peso avevamo addosso per cadere veramente, rovinando in valli di lupi...Nel quattordicesimo secolo pallide contesse d'Oltralpe allevavano cuccioli d' alligatore come esotici bambocci, nutrendoli col braccio unto dei loro spasimanti peggiori. Le donne al tempo, per sei decenni, erano divenute macilente, come malate, senza piu' sesso. Ci volevano molti arabi per strapparne il roseo velo. Cosi accadeva, coi Labrador in guardia fuori dalle porte, le pezze d'acqua di colonia, le monache di Venere, per fecondarne una. La liberazione dei Pomi di tre secoli dopo, nascondeva, dunque, come ogni metamorfosi storica, un germe vecchio, la fitta Radice Economica, un disperato filo che correva giu' solo e ostinato fino alle riposte linfe del mondo. Nelle antiche fiabe del Reno, infatti, baffuti cacciatori strappavano il cuore ai cervi, per proteggere fanciulle frigide nascoste nella macchia. Dietro i rovi di Mora. Carestia di femmina, ira furiosa dell'uomo. Fondevo. Tutto frutto di una fusione cerebro-nucleare. Sintesi di fiorini e rumori. Pensavo a una Storia ustionata, che si rosicchia la coda, e fondevo icone e tempi, per uscire dall'ultravioletto. ..Donne di strada intanto ululavano da appartamenti afosi, e l'immaginazione era l'unica ancora contro la follia del Tirreno. Torrido malanno del golfo. Seduti, senz'acqua , a fumare gramigne. Il porto era lastricato di monete fuori corso , di gusci opalescenti di afrodisiaca memoria, di ballerine ribelli scappate ai carillon, di alte donne nel tardo rigoglio del divorzio..Il Creolo prese la grafite per rubare loro un dettaglio, traccio' un infradito, un lungo polpaccio settentrionale..poi sbuffo' , per l'evaporazione del soggetto, sparitogli a tradimento da sotto il naso. L'arteria di pece così mi condusse lontano, nel batuffolo insano che assorbe occhiate fuggiasche, anime urbane senza capo nè coda, pupille di petrolio greggio, sconsacrate fonti di carbonio fuso.








