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Blogger: Ladridiortiche
Nome: Dodot Lumière
Ognuno ha dentro un demone che ti avvelena con la verità, che succhia dalla mammella le energie virtuose, che scalcia per farti sudare come un cammello dietro alla morgana, per farti accasciare solo nella sabbia. Molti popoli lo hanno sgamato, Daimon per i socratici , spiritello infernale per gli arabi..anch'io ho deciso di non ignorare Dodot. Piu' lo ignori , il tuo demone , piu' ti cinge. Quante dune ancora prima della Torre d'Agata?? Il deserto mi incorona.
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sabato, 28 luglio 2007
Ten -  a dieci anni
balthus-therese
Teresa  si mangia  le unghie,
dodici pandori  scaduti  sugli alti  scaffali,
sua madre le chiederà di usare  indelebili pennarelli
scuri per truccare le date.

Ludovica  deve andare a  nuoto
affondare le narici nel cloro, usare tutto il fiato,
vorrebbe urlare ai 4 Templi che non vuol fare le gare
odia il  casino di genitori attaccati ai  fohn.

Manuela ha finito gli esercizi di inglese,
si vuole schiaffare due  tre  ore davanti alla tele,
lei non chiamerà mai rozzi numeri in sovraimpressione
però vorrebbe le fasce vibranti per dimagrire.

Votateci e guariremo il Fantasma Formaggino!

80% poliestere
10% ..candy si è rifatta le tette 
5%  ..ha guardato oltre il frigo sbrinato
5%  ..non ha mai gettato un lucidalabbra



 
postato da: Ladridiortiche alle ore 15:51 | Link | commenti (3)
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venerdì, 20 luglio 2007
Taxi Dreamer  -  Una goccia d'oro dopo il Jazz   -   Paris , la nuit.
310px-Bacchino_malato_(Caravaggio)
 Lo straccio scorreva ovunque  sommariamente  e gli occhi finvano sempre sull’orologio a muro,  come mammola per due vespe in amore.
Ci siamo quasi,  capovolgevo le ultime sedie  sui tavoli, andré calava  la saracinesca,  e nell’eco sgradevole  di ferraglia che scende,  si usciva.  
Dopo aver fatto bere a buon prezzo quasi mezza  rive droite  a  Paris  si ci sente  in qualche modo  responsabile dell’urina che invade la notte.  Mi sentivo un complemento d'agente, tra gli angoli sempre più  acidi  del marciapiede.
 Il quartiere della Goccia d’Oro   era chiamato così  perchè un tempo dai suoi  pendii sbocciavano uve bianche:  c’era davvero un angolo di terra  sul seno di Montmartre, tutto coltivato a viti.
Così a settembre, anche li a Parigi,   si vendemmiava, per  poi veder calare il velo di moscerini, e  salire  mano a  mano  gli acquirenti,  che facevano frenare i calessi dove il profumo sembrava loro  più distinto. Nel quartiere allora permeava tutta la dolcezza dei novelli.  In realtà  si mischiavano  i  mosti coi sauvignon  o i pinot di provincia , le  uve  di città  da sole non bastavano mai.  Non erano niente.
Oggi in realtà,  la Goutte d’Or sembra piuttosto un inno al piscio libero da intoppi sociali. 
E’   tuttora  intriso di vite, il quartiere,  vite disparate,  innesti di esuli,  militanti,  ballerini di salsa,
 di pittrici  e studentesse decadute, di associazioni anticolonialiste, di strilloni senza soldi,  lavoratori del cuoio in mezzo ai sandali,  di spacciatori di gomma, di contrabbandieri arabi, di empori orientali  pieni  di  semi, di intrecciatori di capelli afro, di artisti nomadi che hanno perso i  festival dall’altro lato dell’altura...
 Ce n’e’ ancora di vite, certo,  intrecciate, magre e tutte storte, di una bellezza avvitata e grottesca.
 
 
Quando uscivo nel brusio inanimato delle tre di notte, pensavo a quante vite avevo smesso di intercettare, trovandomi quel lavoro, certo ne servivo al banco  altrettante  e  ne vedevo molte passare o litigare fuori, di sfuggita,  e di molte altre ne sentivo abbondantemente parlare dai tavoli.
Tuttavia non potevo reprimere una certa  amarezza  a fine giornata, mentre il piscio già evaporava via dalle strade.. Senza vederle si sfioravano nuvole  malsane in cui trattenere il fiato.
Il jazzista  che era con noi non smetteva  di intonare ancora a fior di labbra.  E’ un fumatore accanito, un po’ creolo, anzi dice che  i bianchi lo vedono nero e i neri lo vedono bianco,
 e lui   li prende tutti  per il culo, perchè in realtà  è figlio della pura curiosità sessuale, dell’inconscia attrazione dei contrari, del razzismo genitale:  secondo lui  la Francia aveva colonizzato le isole haitiane, le Antille, il Magreb e  l’Indocina  solo  per  colorare le sue prestazioni sessuali,  per ravvivare l’orgoglio ormonale della Nazione, per elevare la qualità degli orgasmi. Ecco perchè a tutt’oggi si ostinava a  non sganciare i territori d’oltremare, per continuare ad avere il suo letto extraeuropeo.
Teorie un po’ stravaganti, ma non tanto rare nel sentito dire.
Cosi ,  nel pieno del suo delirio yin e yang,   ci lasciava continuare, tagliando il boulevard e  sparendo in una stradina laterale, se non erro dedicata  a un generale: lui era uno di quelli che proprio  non si voleva  coricare.
paris20-21fev0707
 
 Questi  viali ci si spalancano davanti, non ne vedo la fine, mi fanno sentire cosi terribilmente  lontano da casa , sperso in una prateria scura, tra il fiorire dei primi spazzini. Si dicono qualcosa in chissa’quale dialetto sahariano. L’alba mi sembra un nebbioso purgatorio da affrontare. Non si sa ancora se si scende o se si sale.  Vorrei solo avvicinarmi al fiume.
E’ sempre cosi a Parigi. La metro chiude e la gente si sbalordisce nei viali, facendo smorfie quando l’odore cambia,  camuffando il panico di non riuscire ad arrivare a destinazione con bottiglie  da stappare,  coprendo quel panico di chiacchiere, di conoscenze occasionali. 
Il fatto è che pochi  conoscono le scorciatoie della città.  Allora per gli altri allargano le strade, per farli stare sotto controllo, sotto i lampioni.
 Tutti quelli che incontri dopo le due non cercano altro che un letto in cui svenire, come te.
Al pensiero dell’attesa iniziavo a sbuffare,   quella era come una pausa  musicale troppo lunga, che fa annoiare e disperdere  tutti gli spettatori.  Solo che qui tu  sei sia quello che suona e si ferma, sia  quello che si stufa e guadagna  presto l’uscita.   Sei tu stesso che un po’ ti fai pena da solo.
 
epicier
 
 Mi metto a tremare.
 Ultimamente tremo aldila’ delle temperature , c’e’ anche qualche altra energia che interviene.
La musica,  tipo. Quella mi rende puntualmente pieno di brividi.  
A volte certe parole, che scaricano chiaramente qualche elettrone in più, quando  la frase proprio punge , o quando ti aspettava già sottopelle e solo se la senti, riaffora.
   Lo dico ad André , questa cosa dei brividi, improvvisando tutto un discorso su quanto si somatizzi nella Capitale,  mi sembrava qualcosa di non troppo banale da dire al mio collega,
 alla fermata del bus notturno, quando e’ evidente che si parla solo per smorzare l’insofferenza e  per ammazzare  minuti.  Il cartello diceva  ben 22, dunque era evidente che bisognava iniziare a parlare. a
Anche lui allora  a confessare i suoi piccoli disturbi,  tutto ciò che gli capitava  fisicamente, anche lui aveva notato precise differenze da quando si è sbarcati nel Vecchio Mondo, e a Paname in particolare.  
In pochi minuti infatti mi citava tutta  un’intera famiglia di fenomeni di cui si era sentito  preda a Parigi: mi parla soprattutto di pruriti, di crampi notturni che gli tiravano i piedi  e di caccole  invincibili, secchezza delle gambe, si sentiva persino pendere da un lato, come quella Torre d’Italia , esattamente dallo stesso lato, ma lui forse non avrebbe resistito tanto a lungo in quella posizione. Speravo che il bus arrivasse quanto prima, ero un’ idiota a scatenare quelle ipocondrie in un soggetto bisessuale come André.   Ora per uscire da questa paranoia  avrebbe cercato senz’altro un partner protettivo, un medico in erezione perenne, un santone del Buonaugurio capace di fargli passare tutto,  sapevo che avrebbe cercato di andarsene a dormire altrove..e non nel letto di Martina.   La sua donna. 
Italiana come me, in nome di questo idioma che ci univa , mi chiedeva di tenerla continuamente  informata sullo stadio della bisessualità di André, su tutti i clienti che lo avvicinavano, sulle sue telefonate, su quante donne serviva rispetto agli uomini.. insomma mi coinvolgeva in un assurdo calcolo differenziale sulle sue possibilità di convertirlo all’eterosessualità entro il  prossimo anno. Io la vedevo nera, per la ballerina  torinese..
Il bus arrivava con un mezzo minuto di ritardo, Andrè era silenzioso, gli era venuta voglia di un altro giro a piedi , anzi disse, voglia di bere, e scese. Figurati se gli potevo credere...
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postato da: Ladridiortiche alle ore 16:33 | Link | commenti (2)
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