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Blogger: Ladridiortiche
Nome: Dodot Lumière
Ognuno ha dentro un demone che ti avvelena con la verità, che succhia dalla mammella le energie virtuose, che scalcia per farti sudare come un cammello dietro alla morgana, per farti accasciare solo nella sabbia. Molti popoli lo hanno sgamato, Daimon per i socratici , spiritello infernale per gli arabi..anch'io ho deciso di non ignorare Dodot. Piu' lo ignori , il tuo demone , piu' ti cinge. Quante dune ancora prima della Torre d'Agata?? Il deserto mi incorona.
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domenica, 23 settembre 2007


Quella mattina mi promettevo  qualcosa.

nuages-


Anne  lavorava con  le  mani, eliminava   il  grosso, sapeva quanta materia  gettare e  quanta  trattenere nella sua  opera;
 con le  sue  lunghe dita  scorreva sulla cera d'api africana, sulla pasta vetro,  e sul mio collo  quando ero  troppo  snervato.
Da tempo non  riuscivo  piu'  ad individuare l'oggetto  della mia  Ricerca.
La mente  non  faceva  altro che migrare, per invidia di stormi che  seguono stagioni  fiutando i venti. 
Che  male  c'e' a fuggire gli inverni, a volere solo il profumo dei pollini?   dicevo.
Così  mi  arenai tra  deserti.

All'inizio  ero stato in Africa a  studiare il rapporto tra  Terzo Mondo e la Musica,  se la musica  costituisse ancora  un  talismano contro  demoni, veleni e siccità,   o se avesse coi secoli  perso il suo significato  mistico e taumaturgico nella tribù.
Se insomma  si trattasse ancora  di una Musica Strega, o se fosse divenuta  passatempo, sottofondo  o addirittura buisness per rappresentanti  di dischi americani.

Poi  passai  ad analizzare  la  predilezione  dei popoli  al  sud del Sahara (che in arabo  vuol dire deserto)    per  la  musica a percussioni.
Qualche  flauto  c'era, qualche  sonaglio..  ma  si  trattava  perlopiù  di tamburi..
Perchè  la loro  musica  usciva  principalmente  da una  pioggia di palmi  su pelli conciate e tese di belve  o  su bonghi  di corno  intagliato??
Dita  e calli  che  picchiano  in  coro,  cercando velocità.
Non  scrissi mai  un rigo.
Passavo le  sere a bere e cantare  intorno  ad un  fuoco  che  dava  visioni  spostando   le  ombre.

gauguin

La vecchia  piu'  nobile  della tribù  offriva   latte   di  capra  e tre datteri per dare dolcezza alla sorsata.
Diceva una  parola  molto  labiale, con la quale  intendeva  che  ogni sorso  doveva  essere  tanto  lieve da  non  modificare  il  volume  di liquido  nella  ciotola, MmKah, qualcosa del genere.
Doveva  durare  fino al  sorgere  del nuovo  sole.
Non  capivo  se  fosse la piu'  nobile  in  quanto più  vecchia  degli altri,
o  se fosse la più  vecchia, in  quanto  più  nobile.
Ma non   dovevo insistere troppo, la  volontà  di sapere,  come  ogni volontà, non  deve  essere  incitata  oltremodo.
La vecchia  donna aveva  un nome  d'infanzia a cui  poi erano  stati  cuciti moltelici epiteti lungo il corso  della  sua esistenza, e il  suo  nome  da vecchia era Arifa,  dall'arabo "colei che possiede la conoscenza".

Questa  cosa del dinamismo  del nome  mi  affascinò talmente  che  volli  conoscere  tutti  i nomi  della  signora.  Un fiume.
E  da  lì  cominciai  nuovamente a deragliare dai  tamburi tribali,  fino  all'onomastica  femminile.
Il  suo  primo  nome fu  Rizlane, "gazella" ,  che nella  cultura africana  è  animale  simbolo  di  eccezionale  finezza e bellezza.
Poi  Yamama,  "piccione selvaggio", durante  i  giochi  d'infanzia.
Poi Rania, " che  si accontenta, che è libera dal bisogno" , perche' sin  da piccola  continente nel cibo e nel  bere.
Poi  Soha, " una delle stelle  della  Piccola  Orsa",
Jana , "giardino del paradiso"
Maha,  "l'antilope"
Besma, "sorriso"
Jowna, "che ha guance rosse"
Hafsa, "leonessa"
Kamila,  " perfetta,  completa"
Safa, "roccia"... e poi  l'attuale  Arifa.
 
Quel  dinamismo di  nomi mi si addiceva, pensai anch'io  di  iniziare la mia lista  quella  notte  sorseggiando impercettibilmente il mio latte di capra.
 Il mio primo  nome fu  Rondine, dall'italiano "che ama migrare".

nuages-plage


 


postato da: Ladridiortiche alle ore 15:12 | Link | commenti
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sabato, 08 settembre 2007


 

“Stampare  più  venti  copie” ,  dice Don Tiberio.

 

Il  tempo  stringe,  ci si sbriga sempre alla fine.

- Se non ci fosse sempre una benedetta  Fine in fondo alle cose, ci daremmo mai tutta questa pena? -

 Il tempo sembra  riempirsi e svuotarsi come un polmone,  solo  in base alla  lontananza o vicinanza  di  quel  punto di fuga,  la Fine,  la chiusura della Bottega.

frank 


Luna  si lava  sempre le mani  prima di ricominciare col torchio.

L’inchiostro le ha sempre dato un tale senso di sporco... molto più della terra o del sudore.

Così era dai tempi della scuola,  si filava dritti in bagno e si insaponava bene.

Ma girando la manopola del rubinetto ad un certo punto  partiva uno strano fischio, nel cesso della Bottega così come nei bagni biancastri  di scuola, invasi  dall’eco. 

 Un fischio ritornava  dalle cavità  dei muri,

un ultrasuono fastidioso e accattivante  che  per un istante si prendeva tutto quanto, superando le grida, i motori  e  ogni tarantella     della Strada.

Le piombò in mente  qualcosa di Pirandello,  non si ricordava  bene se fosse una novella o il fu Mattia Pascal...

Per  Bacco, il  Fischio Rivelatore,  quello che si porta via tutta una vita, che sveglia i nervi,   che acceca, una volta e per tutte. 

Era troppo lontano, però,  di più   proprio non le veniva a galla.

 

“Perchè  sei  venuta  qua a faticare, allora ???”  le chiedeva paterno Don  Tiberio.

Luna  guardava  nel  vuoto, anzi nell’opaco  del  ferro ... Perchè ???

“Chi te l’ha fatto fare ???”  ribatteva senza aspettare risposta.

Perchè??    Ma soprattuttonikita (julia tikhomirova)                                                                                       nikita,   foto di julia tikhomirova

Effettivamente,  se l’era  ripetuto centinaia di volte, in placidi pomeriggi con le gambe  all’aria facendo rondelle di fumo,   o  affrettandosi  verso la corriera  in partenza,  o  davanti  alla  cassiera  che leggeva  i codici sul retro dei prodotti,  con languida  pazienza di donna   che non  ha altro da fare.  Perchè?

Forse  qualcuno  le  aveva detto che anche  lei  non aveva altro da fare.   Ma chi?

Doveva  trattarsi  di qualcuno parecchio  influente,  ma tuttavia  estraneo,  perchè  proprio non se lo  ricordava, almeno cosi, su due  piedi..

 

L’incapacità  di sondare il proprio destino, la tracotanza  di volerlo comunque conoscere,  quasi di volerlo sotto sotto  ingannare...

quell’arroganza di voler pilotare per forza la nave, gettandosi nelle schiume  e  rovinandosi con le proprie mani...

salgado_patagonia

in coda al negozio di tabacchi ci pensava  .


Dove  l’aveva  letto  tutto questo,  quando  aveva  incrociato  questo dilemma,  chi glielo aveva  sollevato?  

Dal  rosso delle meningi  distingueva  un carro sbiellato ad un incrocio, con un vecchio che agitava insopportabilmente le braccia, tossendo e  insultando i cieli..  Prego!  

Ah,  scusi , due pacchetti di morbide  e un pacchetto di cartine, grazie.

Ancora,  c’era  un  grosso  palazzo da cui  farsi  applaudire dalle folle di piazza, dove abbandonarsi alle uve, guardando la regina  dritta negli occhi,   inclinati su cuscini venuti dalla Media orientale. 

Se ne va  così,  con la testa per aria,  e dal banco la richiamano  a gran voce  per il resto che aveva  lasciato  perdere.

 In tali occasioni  arrossiva  impercettibilmente. Prende le monete e non si volta.

Poi  c’erano  decine e decine di  ore,  passate solo,   con la propria ombra secca  sul selciato,  a sedersi a piangere  vicino ai cardi viola, con la guancia rigata di sangue.

Edipo e la Sfinge

Quell’eroe solo, col peso di quercia  sull’io.. il nome  era  sulla  punta della lingua come su una rupe, a un  passo dal volo.

Si dimenticava spesso e volentieri, Luna.

postato da: Ladridiortiche alle ore 14:48 | Link | commenti (3)
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