Timor panico di Dodot
"Tre vecchie che non hanno conosciuto l'amore carnale tessono il mio destino. Sento il loro callo e la loro carezza. A volte scopro qualcosa di contadino nel mio sangue misto: la dannata paura di perdere la terra. Amore, Denaro, Salute. Le zitelle mi promettono tutto e mi gonfiano col mantice della fiducia, ma cosa vorranno in cambio ? La mia energia.. la mia freschezza..la mia gioventù.. E quando si metteranno a riscuotere ?
Ignobili sogni attraversano la mia mente di evaso. Il più ricorrente è quello di cadere, di perdere il suolo sotto i piedi, di franare all'improvviso. Il più cupo è fare sesso sputando sull'amore.
Si costruiscono Alte Dighe per la salvezza della società umana, tutti insieme senza saperlo arginiamo ogni giorno il rischio del Diluvio, costantemente si previene la distruzione di civiltà, palazzi, strade, ponti, popolazioni e schemi di pensiero e si continua così l 'incessante lotta contro la Natura. Stiamo lavorando ad un'organizzazione sempre più sopraffina della società ad immagine e somiglianza della nostra anatomia così complessa, evoluta, cosi superiore al gatto o all'ortica.. Anzi la maggior parte di noi è già emancipata da ogni lavoro pesante, manuale, dalla schiavitù della natura stessa. Fa tutto la siringa, la pistola, il silicio, lo sgrassante, il gas, l'alluminio... la Nostra è una macchina infinitamente efficiente e in graduale perfezionamento. Stiamo mandando a fare in culo la Madre, e pian piano godiamo del benessere vago, del piacere artificiale che a tutti ne deriva. Siamo cresciuti, l'abbiamo abbandonata, non crediamo più a tutti i suoi severi consigli e la cosa ci eccita sempre di più. Tuttavia a volte una tristezza ineffabile ci assale, una nostalgia d'infanzia, una malinconia di fondo, e ci gettiamo sui suoi seni piangendo, come formiche che hanno perso il capo.

Non so con certezza, ma penso che in questo quadro ci sia sempre bisogno di una zattera, per disertare dal corso degli eventi, di un buco nero dove fare pasticci in santa pace, di una pietra da ficcarsi in gola al momento della tortura.
Anche Lumière sta scoprendo a modo suo l'universo del Mercato, lo vede come una guerra narrata in prosa, l'Iliade mimata per non udenti. C'e' infatti il gioco della seduzione e della roulette russa, il trionfo del più forte, c'e' la vecchiaia che non pensa ad altro che ai capezzoli in fiore, c'e' l'edonismo dell'uomo nuovo, c'e' la tratta di schiavi che devono lucidargli il corridoio dell'albergo, c'e' l'illusionismo dei ciarlatani, c'e' la disperazione muta delle donne, quel male oscuro depositato sul fondo degli occhi e il loro ripiegare ciclico come madri al fine di rinascere, e c'e' infine la sete e la fame infinita, smodata degli uomini adulti. E poi tra tutto questo, naturalmente, c'e' la Moneta, l'unità di misura del dare e dell'avere. Lumière ripercorre lunghe ere col compasso e come già intuito trova formule simili, che è spontaneo paragonare. In tutte le epoche due principi si accavallano lungo tutti i piani del cosmo: un principio di ripetizione, quello che unisce, scalda e rassicura, ed un principio di innovazione, quello che separa, dà brividi ed esplora.
Siamo concepiti in base allo scontro dei due principi, che poi ricominciano ad alternarsi senza fine. Dodot parla perchè ha solo paura di morire prima di aver assaggiato tutto ciò che gli fa gola. Lumière invece sta letteralmente sprofondando nel suo ragionamento.
"Il cuore dell'uomo è un muscolo cavo, diviso in quattro stanze intercomunicanti, una sorta di doppio parlamento buio dove la corruzione dilaga. Abbiamo due cicli del sangue, uno più breve ed uno più lungo. Abbiamo due forme di rifiuti organici, a cui si uniscono numerose secrezioni : lacrime, sperma, muco e sudore..."
Ma in questo assurdo calcolo, in questa scapicollata rassegna tutto è Pari, troppo Pari e Lumière comincia a pensare di aver perso qualche importantissimo anello.








