Mezz'uomo Mezzapiuma o Del limbo dei senza soprannome

Dodici giorni dopo la sfida, in Via del Calcinculo, x aspettava sui gradoni di lava a piedi nudi e coi sandali legati alla cinta. Per strada si vedevano solo poche ciurme di turisti arrossati con le brochures sotto il mento pronte da sventolare. Niente scirocchi, niente correnti, le verticali restavano tali senza scompiglio. La città prendeva a muoversi dopo il ruttino del pranzo come un verme appena sveglio: disgustosamente piano, con bave di ogni tipo sulla strada. Anche i piccioni digerivano chiudendo placidamente gli occhi all'ombra dei cornicioni. Ieri sera, pensò x, qualcuno ha pianto su questa segatura perchè è ancora umida. A volte, chissà, un suo ventricolo apriva troppo la valvola, lasciandogli fluire nel cuore gavettoni di pensieri per niente fondati, o, per usare espressioni desuete e citare uno di quei vecchi telecapolavori, "facendogli dire una marea di cazzate". A terra giaceva un disco rotto alla sua destra e un tappo di birra nazionale alla sinistra. Per Mustafà! Per Taglialatela! Due poli brillanti di cui poter essere centro... poteva quindi mettersi a meditare sul serio, sussurrando i suoi quesiti alla manica destra. Si allontanava il suo vero turno come per tutti i Puberti, i liberati dalla Pubertà, e così doveva decidersi senza nemmeno sapere. Nulla toglie che le idee chiare ce le avevano in pochi ed erano essenzialmente gli Autolesionisti o i Lanciatori letali di Fionda. X non voleva entrare in quei giri di caverne dorate e roulettes russe, avrebbe potuto, ma non voleva. Allora aveva scritto confusamente messaggi in codice a tutti gli altri delle Taverne Sincere, Scettiche o Dipinte, sperando di essere fraiteso nel maggior tempo possibile. I Tavernicoli, si sa, riflettevano il doppio dei Cavernicoli e si lasciavano andare in modo del tutto diverso, senza copione, non si sapeva niente fino alla fine, si vociferava e basta, bisognava solo aspettare nello strano languore del pomeriggio.
Scegliere il gruppo di appartenenza nella società senza nome equivaleva ad ottenere primaditutto un prenome e poi, come sin dai tempi di Caligola, anche un conseguente destino. Quindi finalmente avere un presentimento mattutino e uno sbuffo notturno, prima del breve viaggio finto tra pozzi caleidoscopio, della folle corsa tra papaveri in boccio. Scegliere è vivere c'era scritto su tutti i portoni, su grosse lapidi, ma a lui sembrava proprio l'esatto contrario, cioè lasciare la piuma sul ramo e prendere confidenza coi metalli pesanti, col loro rumore, col grande fardello. Entrare nella macchina mostruosa, senza farsi schiacciare. Anche uno senza baffi come lui poteva misurare l'ampiezza della questione. Mentre si scervellava, dalle finestre intorno ogni due minuti si pronunciava un odore saggio di cibo caldo, e qualcuno aveva persino parlato di certe feritoie commissionate dal Governo da cui verrebbero fuori di profumini di focaccie e frolle sfornate. Che voleva dire? Segui d'istinto la tua fame o gratta e pela la pepita sotterranea senza mai ferirti l'ultimo dito...misteri della società senza nome. Nella voluttà del pomeriggio, per disperdere quello stormo di dubbio che gli calava addosso, si grattò generosamente la schiena da ogni prospettiva possibile con un braccio concepito solo per grattare davanti e non dietro il suo piano...ma dovette desistere prima di aver coronato il piacere, avendo presto incontrato certi dannati punti che da solo proprio non riusciva a soddisfare. Pero' non c'era dubbio che il prurito veniva dal retro di se stesso e non dal davanti, troppo a portata di mano.









